Cesarina Monti Stella

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Rina Monti Stella


Cesarina Monti nacque il 16 Agosto 1871, fu la prima donna del Regno d’Italia a salire su una cattedra universitaria.


Proveniente da una famiglia di magistrati, sia lei che suo fratello Achille preferirono però gli studi scientifici a quelli giuridici. Rina si iscrisse ai corsi di scienze naturali dell’Università di Pavia e nel 1892 ottenne la laurea a pieni voti. Appassionata della ricerca scientifica, rinunciò a diversi incarichi di insegnamento presso scuole secondarie per e intraprendere la carriera universitaria e continuare le sue ricerche.
Fu inizialmente nominata assistente di Francesco Sansoni, professore di mineralogia ma nel 1893 passò al Gabinetto di anatomia comparata di Leopoldo Maggi, dove rimase fino al 1902. Nel 1897 ottenne il premio Cagnola del Reale Istituto lombardo di scienze e lettere di Milano per la sua monografia sull’anatomia comparata dell’innervazione degli organi trofici nei cranioti inferiori e nel 1899, a soli 28 anni, ottenne la libera docenza in Anatomia e Fisiologia comparata.
Sempre nel 1899 fu nominata membro corrispondente del Reale Istituto lombardo di scienze e lettere di Milano e, nell’anno successivo, dell’Anatomische Gesellschaft e dell’Association des Anatomistes, entrambe le società internazionali più prestigiose nel campo dell’anatomia e dell’anatomia comparata.
Nel 1902 sostituì Maggi nell’insegnamento e nella direzione del gabinetto di Anatomia comparata pavese, una posizione che dovette però cedere alla morte dello stesso Maggi. Nel frattempo partecipò a vari concorsi nazionali, ricevendo lodi (e qualche critica) ma senza vincerne alcuno, probabilmente perché il suo essere donna costituiva a quei tempi un ostacolo difficilmente superabile.
In quegli anni Rina svolse eccellenti indagini microscopiche sull’istologia del sistema nervoso degli insetti. La neuroistologia era un campo nel quale l’Italia vantava una lunga tradizione, specialmente Pavia che aveva anche un certo primato, grazie agli studi di Camillo Golgi (1843-1926), che vinse il Premio Nobel nel 1906.
Nel 1905 Rina Monti ricevette l'incarico di Zoologia e Anatomia comparata presso l'Università di Siena e nel 1907 risultò seconda classificata in un concorso nazionale. Come tale, fu chiamata sulla cattedra di zoologia e anatomia comparata dell’Università di Sassari. Rina era la prima donna a salire su una cattedra universitaria del Regno d’Italia, tre anni più tardi fu promossa a professore ordinario. Nonostante la sua ferma intenzione a percorrere con successo la carriera accademica, Rina Monti non rinunciò a crearsi una propria famiglia: si sposò ed ebbe due figlie. Una di loro, continuò sulle orme di sua madre, diventando a sua volta una nota limnologa.
Nel 1915 Rina ritornò a Pavia sulla prestigiosa cattedra di Zoologia coprendo poi anche quella di Anatomia comparata. Furono anni difficili, vissuti nella quasi impossibilità di trovare mezzi per la ricerca. Nel 1924 fu comandata per curare, presso la neofondata Università di Milano, la sezione naturalistica. Vi rimase coprendo la cattedra di anatomia e fisiologia comparata della Facoltà di scienze nonchè l’incarico del corso di biologia generale e di zoologia e anatomia comparata per gli studenti della Facoltà medica.
Grazie agli anni di lavoro con Leopoldo Maggi, i suoi interessi si intensificarono sempre più nel campo dell’idrobiologia. Ed è qui che lasciò la maggior impronta sia istituzionale che scientifica, anche se inizialmente in Italia fossero in pochi a comprendere l’importanza di questa inedita disciplina biologica. Suo venerato maestro fu Pietro Pavesi (1844-1907), professore di Zoologia a Pavia, il quale fornì per primo in Italia un approccio sistematico e analitico a questo tipo di studio.
Seguendo le sue orme Rina sviluppò una visione globale nei confronti della vita di un lago, un approccio nel quale poteva far valere la sua ampia formazione mineralogica, zoologica, sistematica, comparativa, microbiologica, anatomica, fisiologica e chimica.

In un periodo in cui le infrastrutture turistiche erano ancora assai poco sviluppate e le attrezzature scientifiche specifiche poco sofisticate, Rina Monti non si fece scoraggiare né dall’immensità del compito né da pericoli o disagi. Si lanciò in imprese alpinistiche impegnative, accampandosi sulle rive dei laghi alpini, percorrendo le acque con una barca smontabile (la Pavesia, appositamente ideata e costruita per lei), immergendo nelle acque strumenti di propria invenzione come il “Monti net tube” per estrarre campioni da analizzare in laboratorio.

Nel 1930, l’estinzione della vita nel lago d’Orta per l’inquinamento delle acque da scarichi industriali attirò l’attenzione generale sulla rilevanza dell’indirizzo ecologico della Monti. Gli ultimi anni li dedicò, in collaborazione con sua figlia Emilia, ai laghi trentini, nella fattispecie al lago del Molveno (1934).
Benché di alto valore scientifico, i suoi lavori miravano sempre anche a scopi pratici come la piscicoltura e la conservazione ambientale. Tenne stretti rapporti con il Club Alpino Italiano e molte associazioni naturalistiche locali.
Monti Net Tube
Tra le due guerre Rina Monti fu al centro di quasi tutti i progetti limnologici italiani, estesi anche ai laghi delle colonie. Nel 1936, su disposizione del Ministero, venne collocata a riposo e morì pochi mesi dopo a PV, il 25 gennaio 1937, a soli 66 anni d’età.
La limnologia italiana ottenne il suo maggior riconoscimento istituzionale con la fondazione dell’Istituto di idrobiologia italiano nel 1938 a Pallanza. Rina era morta l’anno precedente, ma l’istituto lavorò esplicitamente, per almeno 50 anni, nel suo spirito.

Fonti:
http://scienzaa2voci.unibo.it/biografie/60-monti-stella-cesarina-rina
http://www.innovazionepa.gov.it/lazione-del-ministro/il-centocinquantenario-dellunita-ditalia/biografie/06052011---rina-monti.aspx
http://www.treccani.it/enciclopedia/rina-monti/

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